Conobbi la sua ragazza, una donna davvero molto bella, da far girare tutti i ragazzi che erano in sala. In quel momento, non credevo ci fossero donne più belle di lei. Per conquistare certe donne, bisogna essere belli ed almeno benestanti.E Marco era entrambe le cose.In fin dei conti, sono una bella coppia.
Oramai ci allenavamo insieme, ovviamente quando non facevo la ballerina, come mi diceva, ogni volta che andavo a fare una lezione di aerobica. Secondo lui, ero una donna mancata. Ma, non si comportava, come se volesse prendermi in giro, ed è stato per questo che gli permettevo di andare avanti con questo gioco. Mi divertiva il suo modo di fare, e non era mai scorretto.
L’unica cosa che mi infastidiva era quando si rivolgeva a me usando il femminile o mi cambiava nome, ma non glielo facevo notare. Per fortuna, davanti alle altre persone si comportava normalmente. Quando capitava, era evidente che scherzasse. Come quando un nostro amico mi chiese il motivo per cui non mi facevo mai la doccia.Lui, rispose dicendo che volevo evitarlo di vederlo nudo, perché altrimenti non mi sarei contrallato.Io, risposi a tono, dicendo che era vero, ma che non volevo deludere la mia ragazza, quindo dovevo resistergli, a tutti i costi.Ridemmo tutti. Poi lui insistè.
“Guarda, che non lo dico a nessuno..”-
“Beh..che sfizio c’è, poi? Lo devono sapere tutti che sei mio..no?”- feci l’occhiolino a Roberto, che assisteva divertito.
“Lo vedi quanto è troia..mmmmhhh..”- Mi rispose dandomi poi una pacca sul sedere.
“Ehi!!..Marco…”- Mi scostai, e li guardavo ridere, e anche se mi aveva fatto male, risi anch’io.
Il giorno dopo ero a casa, ancora nervoso per quanto accaduto.Quando all’improvviso squillò il cellulare.Era lui.
“Ciao..non sei venuta in palestra, sei arrabbiata con me, vero?”
“Marco, ora basta mi hai scocciato”
“Che c’è?”
“Ma sei impazzito?Me lo chiedi pure?”
“Ti sei arrabbiata per lo schiaffo?”
“Non è lo schiaffo, è come ti comporti..”
“Cioè??”
“Non fare lo stupido!”
“Non capisco..forse ho esagerato..scusa..Senti perché non scendi, sono con la moto, andiamo a prendere una birra e chiariamo.”
“Non c’è nulla da chiarire Marco..”
“Ti prego, dai..che ti costa?”
“no..davvero..non..”
“Basta, ora scendi..Sono già sotto il palazzo.”
Ero furioso, se non scendevo, avrebbe chiamato ancora o citofonato, quindi mi preparai e scesi.
Mi aspettava, giù con una altro casco, lo indossai e partimmo.
La mia rabbia aumentava, ero arrabbiato, per come mi trattava e mi ritrovavo ad abbracciarlo.Sono sicuro che lo faceva apposta a correre, per farsi tenere stretto.Sentivo addirittura i suoi addominali. Ci fermammo ad un bar.Ordinò due birre ed iniziammo a parlare.
“Sei ancora nervosa?”
“Insisti?Dai smettila..”
“Jenny, ma che hai?”
“Mi sono rotto, che mi parli come se fossi una donna e mi cambi pure nome!”
“Ma che c’è di male?”
“Mi da fastidio”
“Non ci credo. Sei nervosa, per lo schiaffo”
“Ma che schiaffo..eh già..anche lo schiaffo..”
“Scusami..mi sono fatto prendere..”
“infatti..”
“Scusami..non volevo neanche darti della troia..”
“pure..”
“Ma sei stata grande..capisci?”
“cosa?”
“le tue risposte..sei maliziosa..è bello giocare con te..”
“Il gioco è bello, quando..”
“..non finisce mai.”- termino la frase, sorridendo con aria di complicità.
La mia rabbia stava sfumando, quando, apri lo zaino e mi diedi un pacco.
“Questo è per farmi perdonare” – lo apri e dentro c’era un pantalone da danza bianco.
“L’ho preso,stamattina, per farti capire, che ho sbagliato”
“Ma, costa una cifra,non dovevi..”-
“Basta che mi perdoni..è sono felicissimo”..mi piacque quel gesto e sorrisi.
“E poi è il più femminile che ho trovato..”
“Lo vedo..”- ma non me ne importava, era davvero bello.
Bevemmo le birre, poi mi chiese:
“Sei ancora arrabbiata?”
“No..ora no..”
“Ci so fare con le donne, vero?”
“Penso, proprio di sì.” –dissi tranquillo, poi lui fissandomi negli occhi continuò:
“Poi, tu sei speciale..”
“perché?”
“sei una mia amica.” – Stranamente, mi fece piacere sentirglielo dire.
giovedì 20 gennaio 2011
Incontro in palestra - parte 2
Pubblicato da Vanesia alle 20:45
Etichette: incontro_in_palestra, racconti
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